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Medicina dell’equilibrio

Medicina dell’equilibrio

Non cercare la soluzione, trova l’equilibrio: esso porterà la soluzione.

Swami Satchidananda

L’equilibrio, nelle medicine antiche, richiamava la giusta combinazione dei flussi di umori e di energie: in medicina cinese la salute dipende dall’equilibrio degli elementi Yin e Yang, secondo la medicina Ayurvedica è importante l’equilibrio di Vata, Pitta e Kapha.

Nella medicina occidentale, invece, il concetto di equilibrio è ancora poco usato se non in riferimento a diversi parametri da mantenere nei range per stare in salute o a diverse funzioni tra loro interconnesse (endocrine etc).

Nel 1948, l’Organizzazione Mondiale della Sanità definì la salute come “uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale e non la semplice assenza di malattia o d’infermità“; tale concetto appare ormai obsoleto ed è soggetto a sempre più numerose critiche, che riguardano il concetto di staticità (salute come stato) e la paradossale creazione di un mondo di “non sani”, dato che pressoché nessuno può godere di un completo e simultaneo benessere fisico, mentale e sociale.

Inoltre, legare il benessere alla salute significa automaticamente legare il malessere all’assenza di salute; ma è evidente che le cose non stanno così. Un individuo con ipertensione arteriosa (e quindi “malato”) può sentirsi in ottima forma; viceversa una persona senza alcuna malattia ma con uno stile di vita non corretto spesso vive in uno stato di malessere.

Non sempre, dunque, benessere e salute coincidono; molto dipende dalle “capacità di affrontare e gestire le proprie condizioni di malessere e/o benessere” (Leonardi, 2015). Capacità denominate in modi diversi: adattamento, resilienza, capacità di coping, etc.

Insomma, la salute non è opposta alla malattia e non si esprime solo col benessere.

Nel  1966 il dr. Alessandro Seppilli ha elaborato una sua definizione di salute secondo la quale “la salute non è una condizione statica d’equilibrio perfetto; al contrario, essa consiste in uno sforzo continuo di adattamento alle mutevoli condizioni ambientali. La salute è una condizione di armonico equilibrio funzionale, fisico e psichico, dell’individuo integrato dinamicamente nel suo ambiente naturale e sociale”.   

Egli anticipava una visione complessa e sistemica della vita, della società, dell’uomo, della salute e della malattia e oggi, a distanza di molti anni, è di grande attualità. Nella sua definizione Seppilli esclude che la salute sia “una condizione statica d’equilibrio perfetto”,  uno “stato di perfetto benessere” e con ciò la possibilità che sia una conquista data una volta per sempre.

E’ quello in cui io credo!

Credo sia necessario superare ogni visione meccanicistica e riduzionista e considerare che una persona possa essere compresa e presa in cura, solo valutando tutte le sue molteplici e interconnesse dimensioni (biologica, psicologica, sociale e spirituale) e non frammentandola in organi e apparati, riducendola alla sua biologia e alla sua malattia rivelata da sintomi e segni.  

Inoltre, l’uomo  è un sistema complesso e aperto che interagisce con l’ambiente; ciascuno vive immerso in un contesto, che può essergli più o meno favorevole e con il quale stabilisce una relazione  di reciproca influenza (molte malattie croniche nei paesi occidentali sono largamente riconducibili al tipo di società che l’uomo stesso ha generato).

Più specificamente, per ambiente si intende l’insieme di individui, relazioni sociali, valori esistenziali, politica, risorse, opportunità.

Gli studi di Selye sullo stress, nel secolo scorso, avevano già introdotto nuove nozioni per spiegare il concetto di equilibrio, oggi ulteriormente approfondite soprattutto dalle neuroscienze, con la dimostrazione di sistemi di comunicazione interna/esterna, nervosa, ormonale, immunitaria (tra loro collegati), che svolgono un ruolo determinante nel mantenere l’equilibrio, in assenza o in presenza di sintomi o danni.

Lo stesso  Selye scriveva: “il segreto della salute e della felicità risiede nella capacità di adattarsi con successo, anche il minimo possibile, alle condizioni eternamente mutevoli del mondo: il prezzo che si paga per gli insuccessi di questo grande processo di adattamento sono la malattia e l’infelicità”.

Ma la vita è imprevedibile e non può mai essere completamente controllata; in un certo senso dobbiamo imparare a convivere con questa incertezza. Per rimanere in salute dobbiamo mantenere la capacità di avere fiducia nella vita e di affrontare al meglio l’incertezza, i rischi, lo stress e il caos, anche se preferiremmo credere di essere noi stessi i padroni del nostro destino.

La mia personale convinzione è che la salute sia una condizione di equilibrio (dinamico, dunque sempre nuovo, continuamente da costruire) tra il soggetto nelle sue molteplici dimensioni (fisica, psichica e spirituale) e l’ambiente che lo circonda (umano, fisico, biologico, sociale) in maniera tale da poter gestire, attraverso lo sviluppo di risorse interne, tutto ciò che la vita particolarmente fluida o “liquida” (Bauman, 2007) propone per noi esseri umani.

Con l’aiuto, spesso determinante, di altre figure, il mio compito da professionista è quello di promuovere, facilitare e mantenere tale equilibrio.

 

dott. Vito Causarano
Medico chirurgo
Specialista in Medicina Interna

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