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Metodo Bertelé

Metodo Bertelé

 

Quando parliamo di postura ci riferiamo, comunemente, alla capacità dell’individuo di ergersi nello spazio avendo una base d’appoggio ristretta, rispetto alla quale il suo baricentro è perpendicolare; in sintesi alla capacità di stare in piedi.

Il termine postura ha derivazione latina, positura, collocarsi in un posto, fissarsi in una posizione.

Questa definizione rimanda ad un idea di staticità che non esprime tutte le variabili che intervengono nella maturazione neuro-fisiologica e nel raggiungimento di tale capacità.

Esperienze psicomotorie, dinamiche affettive, alimentazione, traumi psico-fisici, eventi patologici, vissuto emotivo e relazionale passato e presente, rappresentano alcune delle variabili che influenzano la postura e rendono ogni individuo unico in tutte le sue manifestazioni. Consentono inoltre di rendere intellegibili aspetti del carattere e della personalità che si cristallizzano nella muscolatura determinando atteggiamenti posturali tipici e disturbi a carico dell’apparato muscolo-scheletrico (cervico-brachialgie in soggetti che tendono a sovraccaricarsi di responsabilità, lombo-sciatalgie prematrimoniali paralizzanti, dorsi curvi in soggetti schiacciati da un ambiente frustrante e cosi via).

Dal punto di vista neurofisiologico la postura è il risultato dell’equilibrio continuo tra gruppi muscolari che lavorano sinergicamente per consentire alla persona di stare in piedi e costituisce il substrato neuro-muscolare per il movimento volontario.

Senza addentrarci in discorsi tecnici possiamo dire che tale equilibrio ha un dinamismo stupefacente poiché si adatta a qualsiasi situazione e resiste alle influenze di natura endogena e esogena. Questi muscoli sono sotto il controllo della corteccia sotto-corticale, centri nervosi che sottendono la motricità automatica (area motoria prefrontale, cervelletto, corpo striato, sostanza reticolata, nuclei vestibolari, midollo), per cui volontariamente non è possibile nessun controllo o correzione volontaria di atteggiamenti posturali sbagliati. In particolare l’autocorrezione che si insegna nella ginnastica correttiva e le sollecitazioni continue a stare dritti (raddrizza le spalle) accompagnate da qualche pacca sul dorso non sortiscono effetto alcuno.

Riguardo ai  ‘mezzi di contenzione’ come busti, tutori, plantari a volte anche gli apparecchi ortodontici, il loro uso è in contrasto con quanto precedentemente detto perché non considera la persona nella sua complessità ma tiene conto di un corpo fatto di leve, tiranti e snodi che va raddrizzato, allungato e comunque corretto costi quel che costi. In risposta a questa visione meccanicistica della persona alcuni filosofi della scienza tra cui Eccles e Anokhin hanno asserito che l’essere umano non può essere considerato come la somma delle sue parti ma molto di più e non solo perché l’interazione tra le parti non equivale alla loro somma , ma perché ogni singolo elemento nella relazione con gli altri può dare risposte diverse a secondo del contesto in cui tale scambio avviene. In altre parole non si possono dare soluzioni semplicistiche a problemi complessi

Far indossare un busto ortopedico a un adolescente per 22 ore al giorno è anacronistico scientificamente, oltre che irrispettoso dei bisogni di un corpo in crescita che porta in sé i segni di un disagio inascoltato.

 Françoise  Mézières, da geniale conoscitrice della anatomo-fisiologia dell’apparato muscolo-scheletrico, verificò che il corpo mette in atto strategie per mascherare questo disagio, per non sentire il dolore che ne è espressione fisica, realizzando il ‘’Riflesso antalgico a priori’’. Il paziente viene con due dolori – diceva Mézières- uno è quello che conosce e che lo ha portato da voi, l’altro è quello che non conosce il quale è la causa a monte del primo (Ascolta e guarisci il tuo corpo. L. Bertelè).

Mézières aveva individuato dei gruppi muscolari che funzionano come un muscolo solo e li ha definiti CATENE MUSCOLARI, individuandone cinque di cui la principale è quella posteriore, ed è responsabile insieme con le altre delle deformità del corpo e del suo malfunzionamento.

Quella posteriore ricopre la parte posteriore del corpo come una sorta di elastico che nella sua estensione prende attacco sulla fronte contorna la testa, abbraccia tutta la schiena e la parte posteriore degli arti inferiori, passa sotto le piante dei piedi e termina sotto le ginocchia. Abbiamo inoltre le due catene degli arti superiori che comprendono i muscoli flessori e pronatori delle braccia e infine due catene anteriori, una superiore che sostanzialmente collega l’occipite alle prime vertebre dorsali e una inferiore che comprende due muscoli potentissimi, ileo-psoas e diaframma. L’accorciamento di una di queste si ripercuote funzionalmente sulle altre.

Thérèse Bertherat nel suo libro ‘’La tigre in corpo’’ definisce queste catene come una tigre appunto, che affonda i suoi artigli sulle ossa e evidenzia come questi muscoli sono più potenti di tutti gli altri sia perché più numerosi e sia perché poliarticolari oltre che filogeneticamente più antichi.

Per ottenere una buona postura e un buon movimento quindi è necessario allungare e tenere elastica questa tigre; il potenziamento dei suoi muscoli provoca un aumento del tono muscolare di base e un deterioramento dei tessuti ossei e cartilaginei, deformità articolari e retrazioni tendinee.

La dottoressa Bertelè ha conosciuto e collaborato con Françoise Mézières, essendo stata insegnante nei corsi di formazione che teneva in Francia, ha posto alla base del suo metodo la tecnica Mézières, integrandola con un approccio multidisciplinare che vede la collaborazione di specialisti come l’ortopedico, il fisiatra, l’omeopata, il nutrizionista, l’immunologo, il fisioterapista, l’osteopata, l’audiologo, lo gnatologo, l’oculista, lo psicologo, poiché la complessità dei problemi venga affrontata nel modo più consono ed efficace.

La capacità di ‘’Osservare’’ è un requisito indispensabile del metodo, si acquisisce con umiltà ed esperienza. Bisogna imparare inoltre ad ascoltare il corpo e questo lo si fa attraverso le mani. ‘’dovete essere nelle vostre mani’’ diceva Mézières, si deve assicurare alla persona che ci si affida una presenza attenta e non giudicante e infine bisogna avere la pazienza di aspettare che il corpo del paziente ci dia il permesso di farsi toccare e allungare senza bisogno di forzare nulla.

L’osservazione prevede l’esame obiettivo che si effettua velocemente con il paziente  spogliato, in piedi; lo si valuta prima di spalle poi anteriormente e poi lateralmente annotando tutte le anomalie morfologiche che allontanano quel corpo dalla sua forma ideale, quindi si inizia il lavoro di ‘’messa in asse’’, in cui a cominciare dal capo e seguendo una sequenza precisa si porta la persona a liberarsi dagli artigli della tigre.

In una sua pubblicazione (Basta saper vedere) la dottoressa Bertelè  scrive: ‘’il corpo ci aiuta a trovare, o ritrovare il nostro cammino. Con la sua voce di dolori, contratture e a volte con incidenti apparentemente casuali ci sussurra, dice, o, se siamo sordi al suo richiamo e non riusciamo ad ascoltarlo, grida in modo anche tragico il nostro malessere profondo.’’

In questi anni la collaborazione con la dottoressa Bertelè mi ha portato a fare esperienze di cambiamento personale e professionale che mai avrei pensato di fare; nelle settimane intensive che si organizzano in varie regioni ho constatato il cambiamento profondo delle persone che vi partecipano come pazienti, sottoponendosi a sedute giornaliere a due o più terapisti. In queste settimane intensive è possibile inoltre  sottoporsi a sedute di terapia in acqua e anche a terapie di gruppo per educare il corpo ad una migliore percezione di se stesso, si organizzano  attività creative come la danza, la recitazione in cui l’espressività corporea la fa da padrona.

Alla fine il cambiamento è palpabile, lo si legge nei volti ma soprattutto nei corpi che acquisiscono bellezza nelle forme e libertà nei movimenti.

“Ogni parte del corpo ha una sua voce che partecipa al linguaggio corporeo come uno strumento contribuisce a creare l’armonia di un orchestra. Il nostro lavoro, come terapeuti, consiste nel riaccordare tutti questi strumenti tra loro, affinchè la melodia della persona possa esprimersi liberamente’’.  Laura Bertelè.

 

Dott. Raffaele Biccari – fisioterapista

Formazione metodo Bértèle 1997/1999

Insegnante nei corsi di formazione del metodo che la dott Bértele tiene a Merate

Capo-studio nelle settimane intensive che si tengono in varie regioni d’Italia

raffaelebiccari@hotmail.it

 

PER APPROFONDIRE:

www.fondazioneapostolo.it

Ascolta e guarisci il tuo corpo. L. Bértèle

Basta saper vedere. L. Bértèle

La tigre in corpo. Therese Bertherat

Emozionarsi fa bene. R. Ponticelli

Uomini e macchine. C. Perfetti

Il linguaggio del corpo. A. Lowen

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