
Storicamente i livelli di colesterolo “buono” HDL sono stati inversamente associati all’aumento del rischio di malattie cardio-vascolari; tuttavia, studi recenti hanno creato molti dubbi a tal proposito.
Innanzitutto, pare essere più importante la funzionalità dell’HDL e non la quantità; inoltre sembrerebbe che livelli troppo bassi e troppo alti possono essere associati ad un rischio cardiovascolare maggiore!
In altre parole, l’idea del colesterolo “buono” HDL (che trasporta il colesterolo nel sangue, raccogliendo il suo eccesso verso il fegato per essere eliminato) è scientificamente superato.
Con il progredire delle conoscenze sulla complessità biologica dell’HDL, ci si è ormai convinti che questa etichetta di “colesterolo buono” è ingannevole e deve essere abbandonata; è invece arrivato il momento di concentrarsi su altri parametri come Apoliproteina B (Apo B), Lipoproteina A (oltre ovviamente al colesterolo LDL), glicemia, insulinemia, stato infiammatorio cronico dell’organismo.
Infine, non vanno trascurati gli altri fattori di rischio (diabete, ipertensione arteriosa, fumo di sigaretta, obesità), e la storia familiare.
Dr Vito Causarano